Il proggetto è stato realizzato grazie ai finanziamenti della Fondazione per il Sud.
ABSTRACT DEL PROGRAMMA DI SOSTEGNO
Il progetto “La Rete che volontariamente Integra” propone un programma di sostegno alla genitorialità che ha come motore di realizzazione il Volontariato, inteso come elemento essenziale per favorire una Comunità partecipata, in cui i membri sono impegnati nella costruzione di un progetto educativo che preveda obiettivi comuni di crescita e benessere delle famiglie e un sostegno al ruolo genitoriale che risponda al bisogno del minore e della famiglia stessa, alla comunicazione e condivisione dei principi di solidarietà, reciprocità e Collaborazione, in cui la famiglia è parte di un gruppo che la sostiene e cresce con lei. Con l’attivazione di interventi di promozione del volontariato tesi a rafforzare ed ampliare la Rete locale, si offrirà il sostegno e
l’accompagnamento alle famiglie con disabili e straniere, nella gestione delle problematiche e dei disagi, adottando misure di prevenzione dell’emarginazione sociale e favorendo sia il benessere individuale che di tutta la comunità.
SINTESI DEL PROGRAMMA DI SOSTEGNO
L’Associazione intende proporre un progetto che affronta la tematica dell’esclusione e della marginalità sociale, rivolto ad alcune categorie dei soggetti a rischio: le loro famiglie con disabili e straniere. Nello specifico le difficoltà che le categorie citate fronteggiano quotidianamente sono: Disabili e Famiglie: Un numero sempre maggiore di famiglie si ritrovano a far fronte alla nascita di un figlio/a con un deficit. Accettare una diversità inattesa con tutte le problematiche più o meno gravi ad essa correlate e comprendere in che modo portare avanti il compito della cura non è per niente semplice. L’ambiente protetto dell’ospedale in un certo senso sostiene la coppia in questa prima fase del percorso: gli operatori sanitari hanno il compito di favorire l’instaurarsi del delicato rapporto genitori-figlio, aiutano i genitori stessi a comprendere le esigenze dei figli ed insegnano come accudirli. Ma è in seguito al rientro a casa che iniziano le difficoltà: il trovarsi da soli spesso rende insicuri circa la propria capacità di gestire ed affrontare i problemi quotidiani. Famiglie straniere e figli: Dall’analisi del contesto emerge che il fenomeno dell’immigrazione sta interessando sempre di più il territorio in oggetto e sta comportando trasformazioni che coinvolgono in misura crescente l’intero assetto sociale, culturale ed economico dello stesso. Oggi la migrazione è rappresentata più da nuclei famigliari che da singoli, che si devono confrontare con un nuovo sistema di codici linguistici e culturali da interpretare e fare propri e i loro figli si ritrovano a costruire un’identità collocata tra due mondi (di origine e di accoglienza) comportando in loro una maggiore difficoltà nella piena realizzazione della soggettività. La vulnerabilità della coppia, i problemi di inserimento sociale, le difficoltà linguistiche e culturali rappresentano ostacoli che impediscono ai genitori di vedere più chiare le difficoltà dei figli, di dedicare loro l’attenzione di cui necessitano e di sentirsi capaci di rappresentare ai loro occhi un punto di riferimento educativo solido. La presenza di famiglie straniere ed in particolare dei loro figli richiede
quindi, l’ampliamento di una prospettiva interculturale capace di ascoltare e rispondere in modo adeguato ai loro bisogni. Dall’osservazione di tali esigenze e difficoltà nasce “La Rete che volontariamente Integra”: un progetto che offre il sostegno e l’accompagnamento alle famiglie con disabili e straniere nella gestione delle problematiche e dei disagi, adottando misure di prevenzione dell’emarginazione sociale e favorendo il benessere della comunità.
DESTINATARI
I Beneficiari diretti degli interventi proposti saranno:
-Le FAMIGLIE CON FIGLI DISABILI E I LORO FIGLI: L'approccio alla disabilità e alle sue conseguenze agisce in maniera diversa sui vari membri della famiglia. Le interazioni tra disabilità e famiglia sono numerosissime ed investono tutti gli aspetti della vita familiare: da quello affettivo, a quello economico, dai rapporti tra i vari membri della famiglia a quelli con la società. Considerato che il crescere in famiglia è, o almeno dovrebbe essere, la condizione ottimale e naturale per la persona, ancor più lo è per quella con disabilità. La cura di un bambino con disabilità richiede però un impegno continuo che molto spesso obbliga la madre (e talvolta anche il padre) ad abbandonare il mondo del lavoro e spesso ciò comporta gravi conseguenze: la prima è di ordine psicologico (la madre si sente esclusa dalla società); la seconda è la diminuita capacità di reddito della famiglia. Secondo recenti studi dell'ISTAT, da un terzo ad un quarto delle famiglie con disabilità sono a rischio di impoverimento a causa dell'abbandono del posto di lavoro da parte della madre e dei costi Associati alla disabilità. Per questi motivi il programma di sostegno proposto prevede interventi mirati al supporto delle famiglie con figli disabili, che se sostenute, formate e guidate da figure professionali competenti che operano armoniosamente con loro su un piano di "pari dignità", esse possono diventare ottimi facilitatori dello sviluppo del figlio. Inoltre attraverso il coinvolgimento della Comunità e quindi l’intervento della rete sociale, formale e informale, si favoriranno le relazioni sociali delle famiglie stesse per mantenere aperta la comunicazione al fine di eliminare e se possibile prevenire, ogni problema di isolamento e tutelare l’autonomia e la dignità del disabile anche una volta che la famiglia non potrà più prendersene cura.
-Le FAMIGLIE STRANIERE E I LORO FIGLI: Le famiglie immigrate, che devono preoccuparsi di ridefinire la loro identità, affrontare i conflitti nei contesti abitativi, le crisi coniugali e generazionali, fuori dal contesto parentale e in una società con criteri e valori diversi dai loro, si ritrovano spesso in situazioni di isolamento ed emarginazione sociale. Inoltre nella migrazione i ruoli familiari cambiano e in certi casi addirittura si invertono: sono i figli che guidano ed accompagnano i genitori nel territorio e nei servizi, creando così le condizioni perché i genitori per non perdere il controllo dei figli, siano più rigidi con le regole, per ribadire l'autorità genitoriale in un nuovo contesto. Anche l'inserimento scolastico è vissuto dai genitori con ansia e preoccupazione perché se da un lato investono nel successo formativo come occasione di integrazione e di emancipazione sociale, dall’altro temono una totale assimilazione culturale dei propri figli da parte del nuovo mondo. Spesso, infatti, non sono in grado poi di supportare i figli nel percorso scolastico, e si sentono inadeguati non solo rispetto alle nuove conoscenze, ma anche di fronte all'organizzazione e alla modalità educative della scuola. Educare i figli, per le famiglie immigrate è quindi, un compito tra i più difficili poiché dovrebbe tener conto delle differenti aspettative sociali delle nuove generazioni per aiutare i figli ad affrontare le difficoltà che hanno di fronte, selezionando quegli aspetti più pertinenti alla costruzione di uno stile di vita rispettoso che consenta l’attuazione di un modello educativo che, tenga conto delle proprie radici culturali, conciliandosi con quelle del paese di residenza. Per poter essere una doppia risorsa, sia per la società d’arrivo sia per se stessa come famiglia, è necessario quindi sostenere la famiglia immigrata Attraverso percorsi di educazione familiare e di sostegno alla genitorialità. L’integrazione della famiglia viene così a configurarsi come la nozione chiave che si realizza grazie ad un continuo dialogo e ad una costante negoziazione che essa intrattiene con la società d’arrivo per stabilire relazioni con la comunità stessa a livello locale.
Il beneficiario indiretto degli interventi è: La COMUNITÀ SOCIALE: Considerato che la famiglia è una risorsa per la Comunità, gli interventi del programma di sostegno proposti che mirano al supporto della stessa nelle funzioni della genitorialità, indirettamente favoriranno la costruzione e il rispetto del bene comune e la produzione del cosiddetto “capitale sociale” cioè di azioni, relazioni ed esperienze che sviluppando senso di appartenenza, confronto e fiducia reciproca, renderanno coesa la Comunità e contribuiranno al benessere e all’inclusione sociale delle famiglie con figli disabili, delle famiglie straniere e dei loro figli, coinvolte nel progetto. Infatti l’accoglienza e partecipazione delle famiglie sarà intesa come recupero del valore della comunità, piacere della relazione spontanea, della condivisione degli stili educativi, dei modi di stare insieme con i propri ed altri figli.
GLI OBIETTIVI GENERALI DEL PROGETTO SONO:
• Ampliare le possibilità di intervento educativo di sostegno alla genitorialità, nel territorio coinvolto, per garantire a tutte le famiglie con minori disabili e straniere, e ai figli una pluralità di attenzioni e di risorse per agevolare i percorsi di socializzazione nei contesti sociali più idonei;
• Agire per la promozione dell’agio della complessa quotidianità famigliare;
• Ampliare e rafforzare la Rete locale; • Promuovere e rafforzare l’orientamento della comunità al volontariato e alla solidarietà sociale nell’area delle disabilità e del disagio familiare.
OBIETTIVO SPECIFICO (SCOPO DEL PROGRAMMA):
Rafforzare il ruolo e la presenza del volontariato, attraverso l’ampliamento della Rete locale, per accrescere l’offerta degli interventi, erogati sul territorio, mirati al sostegno alla genitorialità delle famiglie con disabili e straniere, promuovendo il loro inserimento sociale, l’azione del volontariato e la cultura della solidarietà nella comunità.
LA PRIMA ACCOGLIENZA
All’arrivo non preventivato nel nostro paese i migranti, dopo il check sanitario e l’identificazione, vengono assegnati alle strutture di accoglienza straordinaria (CAS) dove dovrebbero attendere l’assegnazione alle strutture di seconda accoglienza (SPRAR) entro un max di 60 gg. Si tratta cioè di una accoglienza temporanea finalizzata all’erogazione dei servizi essenziali di vitto e alloggio e la prima assistenza linguistica. Le strutture di questo tipo di accoglienza sono individuate dalle Prefetture mediante gare d’appalto pubbliche.
LA SECONDA ACCOGLIENZA
È il sistema di accoglienza ordinario, coordinato dal Servizio Centrale su mandato del Ministero degli Interni, e gestito dagli EE.LL. mediante il ricorso a enti attuatori (di norma soggetti del terzo settore) individuati attraverso procedure di evidenza pubblica. Tali soggetti debbono possedere tutti i requisiti previsti da una specifica normativa. La seconda accoglienza si attiva quindi attraverso la richiesta di partecipazione degli EE.LL. e la predisposizione di un apposito progetto, finalizzato prioritariamente all’inclusione e integrazione dei richiedenti asilo o protezione internazionale o umanitaria, assegnati dal Ministero.
Il sistema di accoglienza italiano individua oggi nel sistema SPRAR la modalità ordinaria di accoglienza. Tuttavia l’esiguo numero di EE.LL. che richiedono di entrare in questo sistema (a livello nazionale meno di 2.000 comuni su oltre 8.000) rendono di fatto il sistema SPRAR inadeguato rispetto alle esigenze, ma rendono inattuabile il disposto normativo dei 60 gg di permanenza massima nei CAS. E’ abbastanza frequente una presenza sino ai 2 anni, periodo nel quale l’ospite molto raramente beneficia dei vari tipi di supporto previste invece obbligatoriamente negli SPRAR.
Ciò è ancora più grave nel caso dei MSNA (Minori Stranieri Non Accompagnati) i quali, in assenza di strutture dedicate nel sistema Sprar, sono assegnati ai CAS per adulti, con tutte i rischi che tale soluzione comporta.
L’attuale situazione dell’accoglienza in Sardegna può essere sintetizzata come segue:
Nell’’ambito della “prima accoglienza” (CAS – Centri di Accoglienza Straordinaria) sono ospitati circa 5.500 migranti, di cui circa 800 sono minori. Attualmente le strutture di prima accoglienza sono presenti in 56 comuni sardi (su 377).
Nella “seconda accoglienza” (SPRAR - Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati) attualmente sono attivi in Sardegna 9 progetti SPRAR ordinari dei comuni di Alghero, Capoterra, Iglesias, Porto Torres, Quartu S. Elena, S. Gavino M.le, Uta, Villasimius, e dalla provincia di Cagliari per complessivi 208 posti. Sono stati poi appena approvati ulteriori 2 progetti ordinari dei comuni di Sassari e Nuoro per ulteriori 57 posti, mentre è in attesa di perfezionamento un progetto per MSNA (Minori Stranieri Non Accompagnati) al comune di Bonorva per 12 posti.
La Sardegna è quindi la regione italiana (con l’esclusione della Valle d’Aosta) in cui è minore il numero dei Comuni che fanno accoglienza, in particolare nell’ambito del sistema SPRAR, e addirittura totalmente assente nell’accoglienza dei minori. Ciò malgrado la GR abbia, lo scorso anno, deciso di integrare sino a circa 80€ pro die pro capite il contributo a favore dei progetti di accoglienza rivolti ai minori non accompagnati.
Nel sistema di accoglienza italiano, circa 45.000 migranti sono accolti in strutture gestite da Caritas e Arci, il che ne fa i due maggiori operatori nazionali; Caritas e Arci operano nel rispetto di linee guida condivise, avendo come obiettivo primario l’integrazione e l’inclusione dei migranti nel rispetto della dignità e dei diritti fondamentali dell’uomo.
L’ultimo Piano nazionale di distribuzione dei migranti, condiviso tra Stato, Regioni e ANCI, di fatto impone a tutti gli EE.LL. di partecipare alla presa in carico di queste persone, prioritariamente attraverso il sistema Sprar.
E’ da questi dati di fatto che nasce l’idea di avviare in Sardegna, a partire dal nostro territorio, un progetto congiunto di accoglienza diffusa con più obiettivi:
- Realizzare intanto un modello di accoglienza realmente inclusiva, diffusa nel territorio e quindi a basso impatto sociale;
- Sottolineare i riflessi occupazionali che il progetto avrà nel territorio, sia in termini numerici che della sua qualità;
- Sottolineare i riflessi economici nel territorio con l’arrivo di risorse economiche altrimenti precluse, e che verranno riversate nell’economia locale (un progetto per 10 posti significa circa 130.000€ per anno);
- Sensibilizzare e invitare gli EE.LL. all’adempimento dei propri obblighi e all’assunzione delle proprie responsabilità in materia, offrendo la disponibilità di Caritas e Arci a supportarli, anche sotto il profilo tecnico-gestionale;
- Intervenire presso tutte le Istituzioni, pubbliche e private, affinchè intervengano, nell’ambito delle proprie competenze, a sostegno delle iniziative che verranno definite anche con il loro concorso.
Il progetto dovrebbe realizzarsi su due direttrici:
- La prima, assolutamente prioritaria, è quella di individuare degli immobili – il più possibile utilizzabili senza interventi edilizi – da destinare all’accoglienza immediata dei MSNA. Stante l’urgenza, nelle more sia dell’attivazione delle procedure all’accreditamento di strutture dedicate che dell’acquisizione della disponibilità degli EE.LL., potranno essere in forma di CAS;
- La seconda, parallela alla prima, dovrà svilupparsi attraverso l’interlocuzione con le Amministrazioni comunali del territorio finalizzata alla predisposizione di progetti SPRAR, privilegiando progetti sovracomunali.
Il progetto presuppone necessariamente la condivisione e il supporto della Diocesi.
Pensiamo che il progetto possa contare anche sul supporto del livello nazionale di Caritas e Arci, se non altro per il suo carattere di prima sperimentazione.


